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lunedì 9 luglio 2012

Grafene per purificare l'acqua "Elimina sali e altre sostanze"

dal sito: www.repubblica.it

MATERIALI

La struttura molecolare peculiare del grafene consente di creare dei fori di qualsiasi dimensione sulla sua superficie. Questo ha permesso agli scienziati di far passare l'acqua da una parte e i sali dall'altra di SARA FICOCELLI

WASHINGTON - I materiali che troviamo in natura sono come gli esseri umani: alcuni sono insulsi, altri talmente pieni di qualità da non smettere mai di stupire, diventando a poco a poco indispensabili. Il grafene, detto per l'appunto "il materiale delle meraviglie 1", appartiene certamente a quest'ultimo gruppo. Ultrasottile, flessibile, circa 200 volte più resistente dell'acciaio e ottimo conduttore di calore e di elettricità, tanto da esser già considerato l'erede del silicio 2, il materiale costituito da uno strato unico e sottile di carbonio è anche in grado di depurare l'acqua. Avete capito bene: non solo è capace di condurre l'elettricità meglio del rame ed è trasparente come il vetro, non solo è più resistente dell'acciaio e si piega come la plastica (permettendo di realizzare schermi touchscreen da arrotolare e portare in tasca), ma filtra anche l'acqua, eliminando sali e altre sostanze che la rendono non potabile.

LE FOTO 3

A dimostrare la sua ennesima sorprendente proprietà è stato un esperimento di osmosi inversa condotto dai ricercatori del Massachussets Institute of Technology negli Stati Uniti. "La struttura molecolare peculiare del grafene consente di creare dei fori di qualsiasi dimensione sulla sua superficie. Questo ci ha permesso di far passare l'acqua da una parte e i sali dall'altra", hanno spiegato i ricercatori sulla rivista dell'American Chemical Society. "La dimostrazione di questo processo di osmosi inversa non è nulla di nuovo, ma erano necessari equipaggiamenti ingombranti e un alto consumo energetico. Tramite il grafene, invece, il processo di desalinizzazione si può svolgere 1000 più velocemente e a un costo energetico pari a zero".

Il grafene viene ottenuto in laboratorio dalla grafite, il materiale di cui sono fatte le matite che utilizziamo ogni giorno, i cui cristalli vengono trattati con una soluzione fortemente acida a base di acido solforico e nitrico e poi ossidati ed esfoliati fino a ottenere cerchi di grafene con gruppi carbossilici ai bordi.

Le scoperte su questo prodigioso materiale e le sue applicazioni (come la realizzazione di un transistor, ad esempio) conseguite nel 2004 sono valse il premio Nobel per la fisica 2010 ai due fisici Andre Geim e Konstantin Novoselov dell'Università di Manchester che, nonostante i problemi iniziali riscontrati nell'applicabilità del materiale a singolo strato, lo hanno evoluto fino alla costruzione del cosiddetto tipo "a doppio strato", che garantisce più resistenza e applicabilità di utilizzo e rappresenta la vera rivoluzione moderna per la fisica dei materiali.

Le ricerche scientifiche sorprendenti però non finiscono qui. Nei laboratori dell'ITME (Istituto di Tecnologia per i Materiali Elettronici) dell'Università di Varsavia vengono ad esempio studiati metodi di produzione a basso costo e ad alta efficacia di questo materiale fin dal 2007 e uno dei governi che sta investendo più risorse nello studio del grafene è quello polacco, che sta sostenendo la ricerca col programma "Innowacyjna Gospodarka", grazie al quqle sono già stati approvati numerosi brevetti.

La ciliegina sulla torta arriva ora dai laboratori Usa e questa volta l'obiettivo è la purificazione dell'acqua. Chissà che il materiale delle meraviglie non riesca davvero a risolvere la drammatica questione mondiale dell'oro blu. 
(06 luglio 2012)

sabato 5 maggio 2012

Silicene, l'analogo in silicio del grafene

Prodotto per la prima volta un foglio di silicene, un materiale bidimensionale simile al grafene ma composto da atomi di silicio. La sua esistenza era stata prevista teoricamente; ma non era ancora stata dimostrata in maniera convincente. Il nuovo materiale, dalle proprietà elettroniche simili a quelle del grafene, promette di essere più agevolmente integrabile nei dispositivi elettronici    (red)

La scoperta delle singolari proprietà del grafene da parte di Andre Geim e Konstantin Novoselov, che per questo hanno ricevuto il premio Nobel per la fisica nel 2010, ha aperto l’era dei materiali “bidimensionali” spingendo i ricercatori a studiare nuovi materiali 2D che proprio in virtù del loro confinamento in un piano mostrassero caratteristiche altrettanto se non più interessanti. Solo ora però si profila un serio concorrente al “trono” del grafene: il silicene.

Come annunciano in un articolo pubblicato sulle “Physical Review Letters” un gruppo di ricercatori della Technische Universität di Berlino, del CNR-ISM a Roma, dell’Université d'Aix-Marseille e del Synchrotron SOLEIL a Saint Aubin è riuscito a produrre, mediante una tecnica di condensazione di vapore di silicio su un substrato d’argento, un foglio monomolecolare di silicio, il silicene appunto. Il particolare interesse del silicene è dovuto al fatto che esso dovrebbe avere proprietà elettroniche simili di grafene, ma dovrebbe essere più compatibile e integrabile con gli attuali dispositivi elettronici a base di silicio.

L’esistenza del silicene era stata prevista per via teorica fin dal 1994, ma sembra che in natura non esista in natura né che esista una fase solida del silicio che sia il corrispettivo di ciò che è la grafite per il carbonio, "di conseguenza – ha detto Patrick Vogt, uno degli autori della ricerca – strati di puro silicene 2D non possono essere generati con metodi di esfoliazione come nel caso del grafene e devono essere presi in considerazione metodi più sofisticati per la crescita di silicene".

Nel 2010, un altro gruppo di Aix-Marseille diretto da Bernard Aufray aveva cercato di ottenere il silicene con una
tecnica affine a quella utilizzata in questo ultimo studio, portando a supporto del risultato immagini e misurazioni ottenute in microscopia a effetto tunnel. Tuttavia, la comunità scientifica non era rimasta convinta dell’effettiva produzione del silicene dato che – come viene ricordato nell’articolo “non è la prima volta nel campo della ricerca che le misure STM sono fuorvianti nell’individuazione di trovare un modello strutturale atomico”.

Per questo i ricercatori hanno voluto produrre una dimostrazione inappuntabile dell’esistenza del silicene, impegnandosi in uno sforzo che ha richiesto la mobilitazione in campi e tecniche disparate. Alla fine, il risultato è stato raggiunto: lo strato silicene 2D formato sulla superficie del substrato in argento mostrava una modalità di crescita e aspetti strutturali e chimici previsti dalla teoria per il silicene; la distanza fra gli atomi vicini di silicio era “ragionevole”; la velocità Fermi corrispondeva a quella prevista per un sistema 2D; la dispersione elettronica era simile a quella dei fermioni relativistici di Dirac; il sistema era energeticamente stabile.

Ora i ricercatori intendono cercare di far crescere il silicene su materiali diversi dai metalli, per esempio semiconduttori o isolanti, cosa che consentirebbe una ancora maggiore adattabilità del materiale ale future applicazioni tecnologiche.

giovedì 19 aprile 2012

Le sorprese del grafene: il "materiale delle meraviglie


Da sito : www.repubblica.it
MATERIALI

Un composto da premio Nobel, con straordinarie proprietà fisiche e chimiche ancora tutte da scoprire. Dai metodi di produzione basati sui microbi fino ai nuovi dispositivi elettronici, ecco le nuove interessanti scoperte sul grafene di MASSIMILIANO RAZZANO

IMMAGINATE un materiale capace di condurre l'elettricità meglio del rame, trasparente come il vetro e più resistente dell'acciaio. Immaginate poi di poterlo piegare come se fosse plastica, e realizzare così schermi touchscreen da arrotolare e portarvi in tasca. Pura fantascienza? Forse no, perché gli scienziati conoscono già da anni il grafene, un "materiale delle meraviglie" con proprietà ed applicazioni in parte ancora ignote.

Così, mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente sviluppata alla Toyohashi University of Technology 2.

Un gruppo coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad "addomesticare" dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell'ambiente.

Un materiale da premio Nobel
. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d'ape, il grafene è considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. Questo materiale bidimensionale è infatti ultrasottile, flessibile, ed è circa 200 volte più resistente dell'acciaio. E' inoltre un ottimo conduttore di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli elettroni è già considerato l'erede del silicio 3nell'elettronica del futuro.

Ma uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l'abbiamo sotto gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite, è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre decimilionesimi di millimetro.

Nonostante molti studi teorici avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente.

Tutto cambiò nel 2004, quando un gruppo di ricercatori dell'Università di Manchester, guidati da Andre Geim e Konstantin Novoselov, riuscì per la prima volta ad isolare il grafene in laboratorio. Geim e Novoselov avevano infatti usato un nastro adesivo per strappare singoli piano di grafene da un substrato di grafite. La scoperta, discussa su Science nell'ottobre 2004 4, era così rivoluzionaria da meritare un biglietto per Stoccolma in tempi record. Dopo solo sei anni, Geim e Novoselov ricevettero il premio Nobel 2010 per la Fisica 5, per "i pionieristici esperimenti sul materiale bidimensionale grafene".

Batteri mangia-grafite. La scoperta di Geim e Novoselov aprì la strada ad un nuovo settore della fisica dei materiali, su cui iniziarono a lavorare scienziati in tutto il mondo. Molti gruppi di ricerca, come quello di Tanizawa, si concentrano oggi sullo sviluppo di tecniche di produzione alternative al metodo di esfoliazione adottato da Geim e Novoselov.

Il gruppo giapponese lavora infatti sui metodi di tipo chimico, che sfruttano cioè reazioni per produrre grafene a partire dall'ossido di grafite. Questo materiale ha una struttura laminare molto simile alla comune grafite, ma dove però ad alcuni atomi di carbonio sono legati altri atomi, come ad esempio ossigeno ed idrogeno. Per produrre il grafene, si operano dei processi chimici di riduzione, nei quali cioè vengono ceduti elettroni all'ossido di grafite, in modo da spezzare i legami con l'ossigeno e ricondursi poi ai singoli piani di grafene.

Tuttavia questi processi chimici utilizzano come reagente l'idrazina, oppure si basano sul riscaldamento ad altissime temperature, due tecniche che rendono il procedimento molto costoso e persino tossico. Per questo motivo i ricercatori giapponesi hanno deciso di "chiedere aiuto" ad alcuni microorganismi capaci di operare processi di riduzione chimica.

Molti batteri, come ad esempio quelli della specie Shewanella oneidensis, ricavano infatti energia dai processi di riduzione, trasportando cioè elettroni verso l'esterno in un curioso processo di respirazione cellulare 6. Facendo "respirare" ai microbi l'ossido di grafite per tre giorni ad una temperatura controllata di 28 °C, i ricercatori sono così riusciti ad ottenere frammenti di grafene grandi 100 micron e di ottima qualità, in un processo non tossico e poco costoso.

Dai transistor alle reti superveloci. Produrre grafene di qualità e a costi contenuti è una priorità, soprattutto in vista delle nuove potenzialità che si scoprono giorno dopo giorno. Sicuramente le applicazioni più promettenti sono legate all'elettronica, viste le peculiari proprietà del grafene nella conduzione di corrente. Nel 2010 ad esempio, un team della IBM è riuscito a creare transistor al grafene capaci di operare a frequenze superiori a 100 GHz.

Tuttavia per fare il salto verso processori a base di grafene occorre superare un ostacolo legato alle perdite di corrente di questi transistor, che impediscono di montare troppi transistor in un singolo circuito. Un ostacolo che potrebbe presto essere superato grazie ad una nuova scoperta realizzata da Andre Geim e pubblicata a febbraio su Science 7.

Geim e colleghi hanno infatti sfruttato la "terza dimensione" del grafene, accoppiando diversi strati di questo materiale con vari strati di metallo, creando così transistor di nuova generazione. Le proprietà quantistiche del grafene, legate ad esempio al basso momento magnetico dei nuclei di carbonio, rendono inoltre questo materiale un ottimo candidato per creare i dispositivi di base per la spintronica, ovvero l'elettronica basata sui bit quantistici, o qubit, che dovrebbe essere alla base dei computer quantistici 8.

Ma le meraviglie del grafene potrebbero portarci altri regali futuri, fra cui sistemi di trasmissione digitale ancora più veloci. E' infatti possibile alterare i livelli energetici del grafene per renderlo più o meno trasparente e creare così dei modulatori ottici, ovvero degli interruttori capaci di controllare il percorso dei segnali luminosi. I primi modulatori ottici a base di grafene, grandi pochi micron, sono stati realizzati all'Università di Berkeley e presentati per la prima volta su Nature 9 nel maggio dell'anno scorso. Questi 'interruttori luminosi' saranno utilissimi nell'ottica quantistica e nella comunicazione digitale ad altissima velocità.

Come la plastica cento anni fa. Le potenziali applicazioni vanno oltre l'elettronica o l'ottica. Per esempio, la densità del grafene lo rende impermeabile ai gas, una proprietà che potrebbe essere sfruttata per creare filtri più efficienti, ad esempio nella produzione di biocarburanti. Essendo poi un materiale praticamente bidimensionale, il grafene può essere usato per costruire sensori a grande area sensibile capaci di individuare singoli atomi, e costruire così rilevatori di sostanze tossiche estremamente sofisticati.

L'accoppiata fra le proprietà elettriche e meccaniche del grafene permetterà inoltre di costruire molti dispositivi estremamente efficienti e flessibili, fra cui schermi touchscreen 10, batterie ad alta capacità e pannelli solari di nuova generazione. Inoltre, i fogli di grafene possono essere arrotolati in nanotubi di carbonio, che già oggi sono alla base di moltissime applicazioni nel campo delle nanotecnologie.

Ma l'aspetto forse più intrigante è che gli scienziati sono ancora lontani dalla comprensione completa delle proprietà del grafene. Fino a pochi mesi fa non si sapeva molto delle proprietà magnetiche di questo materiale, fino a quanto il gruppo di Geim è riuscito a mettere in evidenza le prime tracce di fenomeni magnetici nel grafene, come descritto in un articolo apparso a gennaio su Nature Physics 11. E' sicuro che anche questa scoperta porterà a nuove interessanti applicazioni.

Il grafene è quindi ancora ricco di misteri. Le sue potenzialità sono così grandi che oggi è praticamente impossibile immaginarle tutte. A cosa servirà il grafene? Una domanda a cui nemmeno il premio Nobel Andre Geim sa ancora rispondere, come ebbe modo di dichiarare ai tempi del Nobel. "Non lo so. E' come presentare un pezzo di plastica a un uomo di un secolo fa e chiedergli cosa ci si può fare. Un po' di tutto, penso". Detto da un premio Nobel, non possiamo che fidarci.
 
(18 aprile 2012)