Da sito : www.repubblica.it
MATERIALI
Un composto da premio Nobel, con straordinarie proprietà
fisiche e chimiche ancora tutte da scoprire. Dai metodi di produzione
basati sui microbi fino ai nuovi dispositivi elettronici, ecco le nuove
interessanti scoperte sul grafene di MASSIMILIANO RAZZANO
IMMAGINATE un materiale capace di condurre l'elettricità
meglio del rame, trasparente come il vetro e più resistente
dell'acciaio. Immaginate poi di poterlo piegare come se fosse plastica, e
realizzare così schermi touchscreen da arrotolare e portarvi in tasca.
Pura fantascienza? Forse no, perché gli scienziati conoscono già da anni
il grafene, un "materiale delle meraviglie" con proprietà ed
applicazioni in parte ancora ignote.
Così,
mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche
del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a
sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente
sviluppata alla .
Un
gruppo coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad
"addomesticare" dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus
universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per
produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato
sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi
un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e
che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta
qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell'ambiente.
Un materiale da premio Nobel. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d'ape, il grafene è
considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. Questo
materiale bidimensionale è infatti ultrasottile, flessibile, ed è circa
200 volte più resistente dell'acciaio. E' inoltre un ottimo conduttore
di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli
elettroni è già considerato nell'elettronica del futuro.
Ma
uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l'abbiamo sotto
gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo
con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite,
è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre
decimilionesimi di millimetro.
Nonostante molti studi teorici
avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli
strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase
per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la
configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse
quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente.
Tutto cambiò
nel 2004, quando un gruppo di ricercatori dell'Università di
Manchester, guidati da Andre Geim e Konstantin Novoselov, riuscì per la
prima volta ad isolare il grafene in laboratorio. Geim e Novoselov
avevano infatti usato un nastro adesivo per strappare singoli piano di
grafene da un substrato di grafite. La scoperta, discussa su ,
era così rivoluzionaria da meritare un biglietto per Stoccolma in tempi
record. Dopo solo sei anni, Geim e Novoselov ricevettero il , per "i pionieristici esperimenti sul materiale bidimensionale grafene".
Batteri mangia-grafite. La
scoperta di Geim e Novoselov aprì la strada ad un nuovo settore della
fisica dei materiali, su cui iniziarono a lavorare scienziati in tutto
il mondo. Molti gruppi di ricerca, come quello di Tanizawa, si
concentrano oggi sullo sviluppo di tecniche di produzione alternative al
metodo di esfoliazione adottato da Geim e Novoselov.
Il gruppo
giapponese lavora infatti sui metodi di tipo chimico, che sfruttano cioè
reazioni per produrre grafene a partire dall'ossido di grafite. Questo
materiale ha una struttura laminare molto simile alla comune grafite, ma
dove però ad alcuni atomi di carbonio sono legati altri atomi, come ad
esempio ossigeno ed idrogeno. Per produrre il grafene, si operano dei
processi chimici di riduzione, nei quali cioè vengono ceduti elettroni
all'ossido di grafite, in modo da spezzare i legami con l'ossigeno e
ricondursi poi ai singoli piani di grafene.
Tuttavia questi
processi chimici utilizzano come reagente l'idrazina, oppure si basano
sul riscaldamento ad altissime temperature, due tecniche che rendono il
procedimento molto costoso e persino tossico. Per questo motivo i
ricercatori giapponesi hanno deciso di "chiedere aiuto" ad alcuni
microorganismi capaci di operare processi di riduzione chimica.
Molti batteri, come ad esempio quelli della specie Shewanella oneidensis, ricavano infatti energia dai processi di riduzione, trasportando cioè elettroni verso l'esterno in un .
Facendo "respirare" ai microbi l'ossido di grafite per tre giorni ad
una temperatura controllata di 28 °C, i ricercatori sono così riusciti
ad ottenere frammenti di grafene grandi 100 micron e di ottima qualità,
in un processo non tossico e poco costoso.
Dai transistor alle reti superveloci. Produrre
grafene di qualità e a costi contenuti è una priorità, soprattutto in
vista delle nuove potenzialità che si scoprono giorno dopo giorno.
Sicuramente le applicazioni più promettenti sono legate all'elettronica,
viste le peculiari proprietà del grafene nella conduzione di corrente.
Nel 2010 ad esempio, un team della IBM è riuscito a creare transistor al
grafene capaci di operare a frequenze superiori a 100 GHz.
Tuttavia
per fare il salto verso processori a base di grafene occorre superare
un ostacolo legato alle perdite di corrente di questi transistor, che
impediscono di montare troppi transistor in un singolo circuito. Un
ostacolo che potrebbe presto essere superato grazie ad una nuova
scoperta realizzata da Andre Geim e .
Geim
e colleghi hanno infatti sfruttato la "terza dimensione" del grafene,
accoppiando diversi strati di questo materiale con vari strati di
metallo, creando così transistor di nuova generazione. Le proprietà
quantistiche del grafene, legate ad esempio al basso momento magnetico
dei nuclei di carbonio, rendono inoltre questo materiale un ottimo
candidato per creare i dispositivi di base per la spintronica, ovvero
l'elettronica basata sui bit quantistici, o qubit, che dovrebbe essere
alla base dei .
Ma
le meraviglie del grafene potrebbero portarci altri regali futuri, fra
cui sistemi di trasmissione digitale ancora più veloci. E' infatti
possibile alterare i livelli energetici del grafene per renderlo più o
meno trasparente e creare così dei modulatori ottici, ovvero degli
interruttori capaci di controllare il percorso dei segnali luminosi. I
primi modulatori ottici a base di grafene, grandi pochi micron, sono
stati realizzati all'Università di Berkeley e presentati
nel maggio dell'anno scorso. Questi 'interruttori luminosi' saranno
utilissimi nell'ottica quantistica e nella comunicazione digitale ad
altissima velocità.
Come la plastica cento anni fa. Le
potenziali applicazioni vanno oltre l'elettronica o l'ottica. Per
esempio, la densità del grafene lo rende impermeabile ai gas, una
proprietà che potrebbe essere sfruttata per creare filtri più
efficienti, ad esempio nella produzione di biocarburanti. Essendo poi un
materiale praticamente bidimensionale, il grafene può essere usato per
costruire sensori a grande area sensibile capaci di individuare singoli
atomi, e costruire così rilevatori di sostanze tossiche estremamente
sofisticati.
L'accoppiata fra le proprietà elettriche e
meccaniche del grafene permetterà inoltre di costruire molti dispositivi
estremamente efficienti e flessibili, fra cui ,
batterie ad alta capacità e pannelli solari di nuova generazione.
Inoltre, i fogli di grafene possono essere arrotolati in nanotubi di
carbonio, che già oggi sono alla base di moltissime applicazioni nel
campo delle nanotecnologie.
Ma l'aspetto forse più intrigante è
che gli scienziati sono ancora lontani dalla comprensione completa delle
proprietà del grafene. Fino a pochi mesi fa non si sapeva molto delle
proprietà magnetiche di questo materiale, fino a quanto il gruppo di
Geim è riuscito a mettere in evidenza le prime tracce di fenomeni
magnetici nel grafene, come descritto in un articolo apparso a gennaio . E' sicuro che anche questa scoperta porterà a nuove interessanti applicazioni.
Il
grafene è quindi ancora ricco di misteri. Le sue potenzialità sono così
grandi che oggi è praticamente impossibile immaginarle tutte. A cosa
servirà il grafene? Una domanda a cui nemmeno il premio Nobel Andre Geim
sa ancora rispondere, come ebbe modo di dichiarare ai tempi del Nobel.
"Non lo so. E' come presentare un pezzo di plastica a un uomo di un
secolo fa e chiedergli cosa ci si può fare. Un po' di tutto, penso".
Detto da un premio Nobel, non possiamo che fidarci.
(18 aprile 2012)