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domenica 6 maggio 2012

Riviste di scienza, costi super gli scienziati: "Boicottiamole"

dal sito: www.repubblica.it

Editoria

Diecimila professori e studiosi di tutto il mondo hanno lanciato il loro "occupy" contro i prezzi esagerati delle pubblicazioni a carattere scientifico, un settore che si arricchisce sempre di più mentre gli atenei affondano nei debiti. E Wikipedia si impegna a ospitare gratuitamente gli studi realizzati con soldi pubblici  

di ELENA DUSI

ROMA - L'hanno chiamata "la Primavera dell'Accademia": gli 11mila scienziati che vi hanno aderito non pubblicheranno più i loro articoli su riviste a pagamento. Alla loro iniziativa si affianca oggi Wikipedia, che su richiesta del governo britannico si è impegnata a ospitare gratuitamente gli studi realizzati con i soldi dei contribuenti. "In un mondo che cambia, c'è bisogno di cambiare il modello economico delle pubblicazioni scientifiche" ha scritto sul Guardian il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales.

Nel mirino c'è un settore che si arricchisce sempre di più mentre gli atenei affondano nei debiti: quello dell'editoria delle riviste scientifiche, che con i suoi 25mila titoli e un milione e mezzo di articoli all'anno (di cui solo il 20% accessibile senza pagare) muove un giro d'affari di 10 miliardi di dollari. Un abbonamento annuale a Tetrahedron, giornale specializzato in chimica organica, costa ad esempio 20mila dollari (l'equivalente di una borsa di dottorato). Altre riviste arrivano a 40 mila. Il più grande (e odiato) fra gli editori scientifici - la Elsevier di Amsterdam, 2mila giornali scientifici pubblicati con il suo marchio - ha attraversato la crisi con un ricavo di 3,4 miliardi di dollari nel 2011 e un margine di profitto impensabile in quasi ogni altro campo dell'economia: 36%.

"Se decidi di non appoggiare più Elsevier e i suoi giornali, aggiungi il tuo nome": l'appello partito il 21 gennaio dal blog del matematico di Cambridge Timothy Gowers si
è ingigantito di giorno in giorno, arrivando oggi a 11.000 firme. Gli scienziati che aderiscono (molti gli italiani) si impegnano a non inviare più i loro articoli alle riviste e a non partecipare alla valutazione dei lavori dei colleghi. Al boicottaggio (che continua a raccogliere adesioni sul sito thecostofknowledge.com 1) si sono uniti due pesi massimi della scienza mondiale come il Wellcome Trust britannico (il più grande finanziatore di ricerca medica dopo la fondazione Gates) e l'università di Harvard negli Usa (la seconda istituzione non a scopo di lucro più ricca del mondo).

Non solo il Wellcome Trust ha invitato i ricercatori a pubblicare i loro studi esclusivamente su riviste senza abbonamento. Il suo presidente Mark Walport ha anche dichiarato al Guardian che la fondazione sta per lanciare la rivista scientifica online gratuita "eLife", capace di fare concorrenza ai giganti (a pagamento) Nature e Science. Harvard da parte sua ha pubblicato sul sito una lettera rivolta ai ricercatori di tutte le facoltà, invitandoli a condividere online i loro studi con tutti i colleghi del mondo.

Il meccanismo perverso sotto accusa prevede che i ricercatori spendano soldi per svolgere i loro studi. Una volta completata, la ricerca viene inviata gratuitamente a una rivista scientifica, nella speranza di una pubblicazione che porterebbe prestigio e visibilità. La rivista chiede a quel punto una valutazione (sempre gratuita) ai maggiori esperti della materia ed eventualmente inserisce lo studio fra le sue pagine. Il giornale messo insieme col lavoro dei ricercatori viene alla fine venduto per decine di migliaia di euro alle biblioteche delle università, incluse quelle che con i propri scienziati avevano fornito gli articoli. Non è difficile capire come mai, in tempi di diffusione sempre meno cartacea, i margini di profitto di Elsevier e degli altri quasi-monopolisti del settore (Springer e Wiley) siano lievitati in maniera sproporzionata. Il tutto in un periodo in cui i tagli ai finanziamenti rendono ardua la sopravvivenza delle università.

Harvard, che spende ogni anno 3,75 milioni di dollari in riviste scientifiche (libri esclusi) ha scritto nella sua durissima lettera che "la situazione è diventata insostenibile". Il messaggio, rivolto al suo staff al completo, è un atto d'accusa senza ombra di diplomazia: "I prezzi degli articoli online di due grandi case editrici sono aumentati del 145% negli ultimi 6 anni. La situazione è esacerbata dagli sforzi di vendere le riviste in pacchetti". George Monbiot, giornalista del Guardian e professore alla Oxford Brookes University, ha trovato un modo amaramente ironico di descrivere la situazione: "Accanto agli editori scientifici, Rupert Murdoch sembra un socialista".
(05 maggio 2012)

martedì 19 luglio 2011

La scienza spiega la madeleine di Proust

NON tutte le madeleine hanno lo stesso effetto sul cervello. Quelle che sanno semplicemente di limone vengono memorizzate all' interno di un' area che si occupa degli stimoli sensoriali. Ma il dolce che scatenò in Proust una cascata di ricordi dell' infanzia attivò nello scrittore una serie di circuiti cerebrali che solo ora sono stati messi in luce, graziea uno studio italiano pubblicato su Science. La prima conclusione dei ricercatori dell' università di Torino è che mai più Proust potrà assaggiare una madeleine senza rivivere le memorie del passato: lo stimolo sensoriale (il sapore del dolce) e l' emozione di cui si è tinto (la nostalgia dell' infanzia) sono diventati per il cervello un elemento unico, inscindibile. A questa chimera il nostro organo del pensiero dedica un' area speciale della memoria, nobile ed evoluta, che si chiama corteccia sensoriale secondaria. Le sue dimensioni e la sua diversificazione sono una delle caratteristiche che distinguono la nostra specie dagli altri animali. Edè proprio graziea quest' area che riusciamo ad apprezzare una melodia assai più delle singole note messe in sequenza. Percepire queste ultime è compito infatti della meno evoluta corteccia sensoriale primaria. Per semplificare i loro esperimenti, i ricercatori Benedetto Sacchetti e Tiziana Sacco hanno deciso di studiare i topolini da laboratorio, ma la loro sfida successiva sarà ripetere le stesse ricerche anche sull' uomo. Gustare un sapore evocativo dell' infanzia, toccare un tessuto ruvido di cui era fatto un abito cui siamo affezionati, ascoltare una musica associata a una persona cara, riannusare il suo profumo o farsi catturare da una foto ingiallita sono tutte percezioni sensoriali che attivano il "percorso speciale" appena scoperto dai due ricercatori torinesi. All' interno della corteccia sensoriale secondaria,i ricordi si collocano in tanti "cassetti" diversi a seconda di quale dei cinque sensi ha convogliato la sensazione. Per tutti, comunque, vale l' assioma che uno stimolo sensoriale legato a un' emozione si fissa nella memoria in maniera assai più solida rispetto a uno stimolo neutro. La scoperta di Sacchetti e Sacco capovolge un' ipotesi tradizionale, secondo cui le percezioni sensoriali tinte di emozione sono conservate all' interno dell' amigdala, l' area profonda e antica del nostro organo del pensiero che gestisce paura, gioia, doloree tutti gli altri stati d' animo che alterano il battito del cuore. Ora si è visto che tra la componente sensoriale di una memoria e quella emotiva, la prima gioca un ruolo assai più importante di quanto si credesse in passato. Questo potrebbe spiegare come mai una madeleine è capace di rievocare la nostalgia dell' infanzia perduta, ma non avvenga mai il contrario. Capire Proust attraverso le neuroscienze è stato impossibile fino a ieri proprio perché si pensava che la spiegazione si annidasse nell' amigdala. Ma studiare quest' area del cervello a forma di mandorla è difficile, perché gli esperimenti altererebbero le emozioni (e quindi la personalità) di uomini o animali coinvolti. Sacchettie Sacco hanno invece condizionato dei topolini ad avere paura di alcuni stimoli sensoriali (suoni, lampi di luce, zaffate di aceto) associandoli a una piccola scossa elettrica. Poi hanno distrutto un gruppo di neuroni nella corteccia sensoriale secondaria e hanno osservato che, come conseguenza, nei roditori era scomparsa la paura di quegli stimoli. Segno che proprio quella intaccata era l' area responsabile del deposito dei ricordi-chimera. Per le loro ricerche, i neuroscienziati torinesi hanno sfruttato tecniche di osservazione del cervello molto dettagliate, capaci di mettere in luce l' attivazione anche di singoli neuroni.E la scoperta che il cervello riservi a un dolcetto come la madeleine un cassetto speciale nell' armadio dei suoi ricordi preziosi conferma quale ruolo importante giochino le emozioni per l' evoluzione degli esseri viventi.  - ELENA DUSI

Organi artificiali e staminali la scienza va oltre i trapianti

da Repubblica.it

Un salto indietro che fa venire le vertigini: 17 anni. In Italia nel 2010 si trapianteranno meno cuori che nel 1994. L' organo simbolo della capacità dei medici di usare il corpo umano per curare, oggi diventa la spia più eclatante delle difficoltà del sistema delle donazioni. Difficoltà che costringono a scommettere sempre di più su tecniche alternative come gli organi artificiali o le terapie, farmacologiche o a base di staminali, in grado di ritardare il trapiantoo addirittura renderlo inutile. Ma c' è un altro fattore su cui si lavora, quello delle opposizioni. Circa il 30% delle persone che vedono morire un parente in rianimazione non danno il consenso all' espianto. Il Centro nazionale trapianti sta avviando corsi di formazione per medici e infermieri perché siano in grado di convincere chi si trova in un momento drammaticoa fare un gesto che può salvare la vita di altre persone. Il 2010 rischia di essere l' anno nero dei trapianti: anche per reni e fegato c' è un calo, in questo caso torniamo ai numeri del 2003. In totale, secondo le proiezioni dei primi nove mesi di quest' anno, saranno fatti in tutto 2.875 trapianti, contro i 3.163 dell' anno scorso. Cosa sta succedendo? Soprattutto due cose: i donatori sono sempre menoe sempre più anziani. Questa seconda caratteristica provoca il calo dei trapianti di cuore (a fine anno saranno 278, nel ' 94 furono 302, l' anno scorso 355). Quell' organo si può prelevare al massimo a persone di 50-55 anni, mentre il fegato, ad esempio, viene espiantato finoa 80 anniei reni fino a 70. «C' è un dato di fatto, che accogliamo con soddisfazione: nelle rianimazioni muoiono sempre meno giovani per trauma cranico. Quest' anno abbiamo il 7% in meno di donatori».A parlareè il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa. La crisi lo ha spinto ad invitare le Regioni a riformare insieme alla sua struttura tutto il sistema. «Per far crescere il numero dei trapianti di cuore è necessario impegnarsi per trovare tecniche che migliorino l' idoneità dei donatori anziani. E poi bisogna migliorare i trattamenti farmacologici di chi va verso il trapianto, per ritardarlo. Proprio per il cuore questo è successo, un tempo le persone sopravvivevano molto meno a lungo in lista di attesa. Inoltre il cuore artificiale, che si utilizza come ponte prima del trapianto, è uno strumento sempre più utile. Bisogna lavorare per migliorarlo. Danno risultati meno soddisfacenti, per ora, altri organi artificiali come il fegato e i reni». L' Italia non è l' unico paese europeo che vede un calo dei trapianti, anche altri si trovano con dati piuttosto preoccupanti, ad esempio la Spagna, un tempo leader del settore. Proprio in questo paese, ma anche in Usa, Gran Bretagna e Olanda, hanno avviato il trapianto da vivente "a catena". Si parte da una persona che vorrebbe donare un organo a un parente con cui non è compatibile e lo mette a disposizione per un altro malato, che magari è nella stessa situazione. Iniziano così una serie di incroci basati su una "mutualità differita". «È un sistema che possiamo usare anche noi- dice Nanni Costa- Può essere importante per il singolo malato ma non risolve il problema». Un po' come i "samaritani", cioè coloro che mettono a disposizione un rene per motivi solidaristici, senza che ne abbia bisogno un parente. Da quando, dopo una lunga discussione, in Italia è stato dato il via libera a questa donazione, delle 12 persone che hanno chiesto di donare nessuna è stata giudicata idonea. - MICHELE BOCCI