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martedì 19 luglio 2011

QUELLE TRACCE SUL PC COME UN SUPER-IO TI RICORDANO CHI SEI

da Repubblica.it

Samuel Pepys, un alto funzionario inglese, tra il 1660 e il 1669 stenografò ogni dettaglio della propria vita, dai calcoli renali di cui soffriva alla passione per il canto e per il vino, dagli eventi macrostorici della peste di Londra a quelli microstorici delle sue turbolente relazioni con la moglie (dovuti spesso alle sue relazioni extraconiugali, parimenti registrate ricorrendo per i punti più scabrosi al latino, allo spagnolo e al francese). Rispetto al web era un dilettante. Lui annota infinitamente di più, in forma automatica e a nostra insaputa, così che ogni nostro atto in rete viene registrato, e si rimaterializza davanti a noi in modo petulante e indiscreto. O addirittura inquietante come uno spettro, visto che su Facebook può capitare di ricevere un messaggio che ci fa presente che da quindici giorni non scriviamo a un nostro caro amico, che noi sappiamo essere morto, sicché il messaggio sembra provenire dall' oltretomba, come la voce di Cesare che ossessiona Bruto a Filippi. Su tutto, come un paranoico impassibile, domina Google, lo specchio della tua vita e dei tuoi interessi fondamentali. Una volta infatti poteva capitare che qualcuno, per esempio un vecchio compagno di scuola, ci ricordasse eventi di cui eravamo stati protagonisti, e di cui avevamo perso qualsiasi memoria. Poteva anche succedere che questi fatti non collimassero minimamente con l' immagine di noi che avevamo costruito nel tempo. Bene, questa esperienza una volta sporadica, nel Web diviene la regola, giacché ci dà conto di ogni nostro atto e insieme ci fornisce la stenografia del flusso della nostra coscienza. È un esperimento a portata di mano: consultate la cronologia delle vostre ricerche su Google, lì troverete una rappresentazione del vostro pensiero molto più dettagliata di quelle che vengono promesse dalle tecniche di neuroimaging attualmente disponibili. Da quando poi Google è installato anche sui nostri smartphone, il suggerimento di non accettare caramelle dagli sconosciuti risulta sostanzialmente inattuabile, e non per mancanza di caramelle, ma di sconosciuti. Davvero non si potrebbe dimostrare meglio la sovranità degli archivi, la potenza della registrazione, delle tracce che si lasciano e che risorgono automaticamente. Tracce che un tempo erano rare e deliberate (firmare un contratto, un assegno, tenere un diario, ma sai che fatica), e che adesso accompagnano ogni nostro atto. Come valutare questa esplosione della registrazione, che costituisce il tratto fondamentale della nostra epoca senza che nessuno lo avesse previsto? Si insiste molto sul fatto che si tratta di una violazione della privacy, il che indubbiamente può essere vero, ma non è l' elemento decisivo. Piuttosto si tratta di un inconscio, di un grande registro che ci squaderna sotto gli occhi quello che siamo. E che però, diversamente dall' inconscio, non è un Es tollerante, pasticcione e incline alla rimozione. È un super-io imperioso che a volte sembra intimarci: "Tu sei questo, non puoi continuare ad agire così. Pentiti, cambia vita, è l' ultimo momento per farlo". - MAURIZIO FERRARIS

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