dal sito: www.lescienze.it
Il rallentamento della velocità con cui un sistema complesso
- dagli ecosistemi ai mercati finanziari - si riprende da un danno è
un indicatore che si sta avvicinando a un punto di non ritorno. Per la
prima volta, studiando popolazioni di lieviti, una ricerca è riuscita a
quantificare questo tipo di segnali generici, aprendo la possibilità di
monitorarli per controllare popolazioni di fauna selvatica, sfruttamento
delle risorse ittiche ma anche cambiamenti climatici e mercati
(red)
Per un sistema complesso – come può essere un
ecosistema, ma anche un mercato finanziario – il rallentamento nella
capacità di risposta e di ripresa di fronte a eventi di disturbo può
essere un segnale di preallarme che il sistema si sta avvicinando a un
tracollo da cui potrebbe non riprenersi più. E’ questa la conclusione di
una ricerca condotta da analisti del Massachusetts Institute of
Technology e della Vrije Universiteit di Amsterdam che pubblicano un articolo su “Science”.
"Questo modello è una spiegazione ragionevole di questi cambiamenti improvvisi, ma è molto difficile da dimostrare: è il genere di cose che non si può fare allo stato selvatico”, osserva Gore.
I ricercatori hanno scoperto che, in parallelo al deteriormento di condizioni, la popolazione diventa meno resiliente, meno “elastica”: ogni volta che subisce qualche tipo di perturbazione, ha bisogno di più tempo per recuperare una condizione di stabilità.
In particolare, è stato rilevato che le fluttuazioni delle popolazioni di lieviti diventavano più ampie e più lente in prossimità del punto di non ritorno. Così, un aumento delle dimensioni e dei tempi delle fluttuazioni può servire come indicatore della fragilità di una popolazione e fare da preavviso di suo crollo imminente.
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