Cerca nel blog

martedì 19 luglio 2011

Organi artificiali e staminali la scienza va oltre i trapianti

da Repubblica.it

Un salto indietro che fa venire le vertigini: 17 anni. In Italia nel 2010 si trapianteranno meno cuori che nel 1994. L' organo simbolo della capacità dei medici di usare il corpo umano per curare, oggi diventa la spia più eclatante delle difficoltà del sistema delle donazioni. Difficoltà che costringono a scommettere sempre di più su tecniche alternative come gli organi artificiali o le terapie, farmacologiche o a base di staminali, in grado di ritardare il trapiantoo addirittura renderlo inutile. Ma c' è un altro fattore su cui si lavora, quello delle opposizioni. Circa il 30% delle persone che vedono morire un parente in rianimazione non danno il consenso all' espianto. Il Centro nazionale trapianti sta avviando corsi di formazione per medici e infermieri perché siano in grado di convincere chi si trova in un momento drammaticoa fare un gesto che può salvare la vita di altre persone. Il 2010 rischia di essere l' anno nero dei trapianti: anche per reni e fegato c' è un calo, in questo caso torniamo ai numeri del 2003. In totale, secondo le proiezioni dei primi nove mesi di quest' anno, saranno fatti in tutto 2.875 trapianti, contro i 3.163 dell' anno scorso. Cosa sta succedendo? Soprattutto due cose: i donatori sono sempre menoe sempre più anziani. Questa seconda caratteristica provoca il calo dei trapianti di cuore (a fine anno saranno 278, nel ' 94 furono 302, l' anno scorso 355). Quell' organo si può prelevare al massimo a persone di 50-55 anni, mentre il fegato, ad esempio, viene espiantato finoa 80 anniei reni fino a 70. «C' è un dato di fatto, che accogliamo con soddisfazione: nelle rianimazioni muoiono sempre meno giovani per trauma cranico. Quest' anno abbiamo il 7% in meno di donatori».A parlareè il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa. La crisi lo ha spinto ad invitare le Regioni a riformare insieme alla sua struttura tutto il sistema. «Per far crescere il numero dei trapianti di cuore è necessario impegnarsi per trovare tecniche che migliorino l' idoneità dei donatori anziani. E poi bisogna migliorare i trattamenti farmacologici di chi va verso il trapianto, per ritardarlo. Proprio per il cuore questo è successo, un tempo le persone sopravvivevano molto meno a lungo in lista di attesa. Inoltre il cuore artificiale, che si utilizza come ponte prima del trapianto, è uno strumento sempre più utile. Bisogna lavorare per migliorarlo. Danno risultati meno soddisfacenti, per ora, altri organi artificiali come il fegato e i reni». L' Italia non è l' unico paese europeo che vede un calo dei trapianti, anche altri si trovano con dati piuttosto preoccupanti, ad esempio la Spagna, un tempo leader del settore. Proprio in questo paese, ma anche in Usa, Gran Bretagna e Olanda, hanno avviato il trapianto da vivente "a catena". Si parte da una persona che vorrebbe donare un organo a un parente con cui non è compatibile e lo mette a disposizione per un altro malato, che magari è nella stessa situazione. Iniziano così una serie di incroci basati su una "mutualità differita". «È un sistema che possiamo usare anche noi- dice Nanni Costa- Può essere importante per il singolo malato ma non risolve il problema». Un po' come i "samaritani", cioè coloro che mettono a disposizione un rene per motivi solidaristici, senza che ne abbia bisogno un parente. Da quando, dopo una lunga discussione, in Italia è stato dato il via libera a questa donazione, delle 12 persone che hanno chiesto di donare nessuna è stata giudicata idonea. - MICHELE BOCCI

Nessun commento:

Posta un commento