LA SFIDA
A cent'anni dalla nascita del grande matematico, uno
dei padri dell'intelligenza artificiale, continua la sfida per trovare
un computer così avanzato da spacciarsi per una persona. In palio un
premio da 100 mila dollari, che nessuno ha ancora vinto. E Blade Runner resta ancora lontano di MASSIMILIANO RAZZANO
CHI HA VISTO Blade Runner ricorderà senz'altro una
delle prime scene del film, in cui il protagonista Rick Deckard, alias
Harrison Ford, cerca di smascherare Rachel, un replicante così avanzato
da credersi umano. Una scena carica di tensione, dove ogni singola
domanda e ogni singolo gesto sono un indizio per distinguere un
replicante da un essere umano. Nel futuro immaginato da Philip K. Dick,
autore del racconto che ha ispirato Blade Runner, i replicanti sono
infatti così intelligenti da spacciarsi facilmente per esseri umani.
Si
tratta certamente di uno scenario ancora lontano, eppure c'è già chi si
allena a costruire computer così intelligenti da imitare il pensiero
umano. Così astuti da tentare persino di farsi passare per uno di noi,
sfidandosi in una gara per aggiudicarsi l'ambito premio Loebner per
l'intelligenza artificiale. Un premio che, come ,
quest'anno ha un significato particolare, perché ricorre nel centenario
della nascita di Alan Turing, il matematico inglese considerato il
padre dell'informatica e dell'intelligenza artificiale.
Oggi
è infatti l'anniversario del suo compleanno, e per celebrare la
ricorrenza, a maggio il premio Loebner si è svolto a Betchley Park, dove
Turing trascorse gli anni della guerra a decifrare il codice Enigma usato dai nazisti. E' solo uno dei
per celebrare il genio di Turing, autore del test su cui si basa il
premio Loebner. Ma come può un computer farsi passare per essere umano?
Può un computer pensare? Sono domande poste dallo stesso Turing oltre
sessant'anni fa.
Eroe e padre dei computer. Oggi
Alan Mathison Turing avrebbe compiuto cent'anni. È infatti nato a
Londra il 23 giugno 1912, e fin da piccolo aveva dimostrato una forte
predilezione per la matematica e la scienza. Studiò matematica al
prestigioso King's College di Londra, interessandosi all'aritmetica e al
problema della decisione. Nel 1936 pubblicò un articolo in cui
suggeriva un dispositivo ipotetico capace di manipolare numeri e simboli
seguendo una tabella di istruzioni logiche. Il dispositivo, noto oggi
come macchina di Turing, era in un certo senso il "nonno" dei moderni
computer.
Negli anni della seconda guerra mondiale Turing lavorò come crittoanalista presso il
Government Code and Cypher School
(Gccs ), il centro di analisi e decrittazione inglese collocato a
Betchley Park, 60 chilometri a nord di Londra. Oggi il Gccs ha cambiato
sede, e nell'edificio storico di Betchley Park è stato istituito il .
In
quel periodo Turing si dedicò anche alla corsa, una delle sue passioni
preferite. I suoi colleghi ricordano le sue doti di maratoneta: più di
una volta egli corse addirittura fino a Londra in occasione di riunioni
molto importanti. A Betchley Park Turing lavorò alla decrittazione del
codice Enigma utilizzato dall'esercito tedesco, un compito portato a
termine con successo e per il quale nel 1945 egli venne insignito
dell'Ordine dell'Impero Britannico.
I lavori scientifici scritti
da Turing in quegli anni furono considerati così preziosi per il Gccs
da essere mantenuti segreti per circa 70 anni, fino ad essere resi
pubblici solo lo scorso aprile. Ma la vita del grande matematico si
stava avviando verso una parabola discendente. Il 1952 fu l'anno della
condanna per "indecenza" a causa della sua omosessualità (considerata
allora un reato nel Regno Unito), a cui seguì la punizione tramite
castrazione chimica e l'interdizione da tutte le attività di ricerca e
decrittazione.
Due anni dopo, l'8 giugno 1954, fu trovato morto
nella sua casa di Wilmslow a sud di Manchester. L'autopsia rivelò che la
causa della morte era stato un avvelenamento da cianuro, avvalorando
l'ipotesi del suicidio. Accanto al cadavere di Turing fu trovata una
mela mezza morsicata. La stessa mela che, secondo una popolare leggenda
nel mondo dell'informatica, avrebbe ispirato il famoso logo della Apple.
I computer possono pensare?
Turing era un uomo molto avanti rispetto ai suoi tempi. Non solo i suoi
lavori furono fondamentali nel formalizzare il concetto di algoritmo o
nel concepire un dispositivo come la macchina di Turing. Il matematico
inglese si spinse oltre, proponendo un test per valutare l'intelligenza
di una macchina.
è il titolo di un lavoro da lui scritto nel 1950, nel quale egli
propose un gioco di imitazione, oggi universalmente noto come "test di
Turing".
L'idea nasce da un gioco allora molto diffuso, in cui
uno dei giocatori poneva delle domande ad uomo e ad una donna nascosti
in un'altra stanza. Lo scopo del gioco era indovinare chi è l'uomo e chi
la donna, basandosi solo su una serie di risposte scritte a macchina
per nascondere la calligrafia. Analogamente, Turing propose un test in
cui un giudice deve scoprire, sfruttando domande e risposte, la
differenza fra un essere umano ed un computer. Se il computer riesce a
dare risposte così convincenti da ingannare il giudice e farsi passare
per un essere umano, supera il test.
Un premio ai computer più furbi.
Più facile a dirsi che a farsi. Infatti ai tempi di Turing non esisteva
ancora la tecnologia per realizzare questo test. Ma nel 1990 il
miliardario e filantropo americano Hugh Loebner propose un premio basato
sul test di Turing. Il programmatore capace di creare un computer così
furbo da spacciarsi per un essere umano, vince una medaglia d'oro con
l'effigie di Turing e un premio da 100mila dollari.
Come si
svolge questa sfida? Ciascun computer viene accoppiato ad un volontario
che recita la parte dell'essere umano. Entrambi comunicano con un
giudice tramite una chat online, sulla quale vengono scambiate domande e
risposte. Questi computer "chiacchieroni" vengono infatti chiamati
anche chatterbot. Ciascuna sessione dura 25 minuti, dopo i quali il
volontario ed il chatterbot si sfidano di fronte ad altri tre giudici.
Per vincere è necessario riuscire ad ingannare almeno due giudici su
quattro. Se nessuno passa il test, viene comunque assegnata una medaglia
di bronzo ed alcune migliaia di dollari al computer che ha fornito la
prestazione migliore.
Gaffe elettroniche. Come
sono andate finora le sfide per il premio Loebner? Basta dire che nessun
computer è ancora riuscito ad ingannare i giudici e vincere la medaglia
d'oro. Ci sono state alcune eccezioni, quando ad esempio un volontario
ha iniziato ad imitare il chatterbot, mandando in confusione un giudice.
Ma la gara è sicuramente interessante e può creare gaffe curiose.
Alcuni
computer si sono dimostrati particolarmente ingenui: Alla domanda
"Buongiorno, come va?" del giudice, le risposte dei due concorrenti sono
state "bene, grazie" e "Prego riformulare la domanda in modo
appropriato". Facile smascherare il computer.
Altri computer si
fanno scoprire perché si lanciano in domande surreali come "Lei ha
organizzato il funerale per i suoi genitori quando sono morti?".
Impagabile la risposta del giudice: "No, normalmente faccio a pezzi i
corpi e li seppellisco io stesso".
Ci sono alcuni computer che
si spacciano per adolescenti, come TalkAngela, che l'anno scorso aveva
quasi ingannato un giudice sfoderando una grande passione per Lady Gaga.
Prestazione impeccabile del computer, rovinata quasi subito da una
candida ammissione, completamente fuori luogo: "Sono un gatto".
Ci
sono poi computer capaci di stupire per la loro ironia, come Elbot, che
nel 2008 ha sentenziato, rivolto ad un giudice: "Ci sono persone che
non passerebbero il test di Turing. Perché lo devono imporre ai
computer?". Come dargli torto.
Come bimbi di due anni. "Quando
Turing propose il suo gioco - commenta lo stesso Loebner - Turing
predisse che i computer avrebbero facilmente passato il test entro 50
anni. Ma questi computer sono rudimentali. Hanno l'intelligenza di un
bambino di due anni". Certo, qualche eccezione c'è. David Levy, che ha
vinto due volte la medaglia di bronzo ed è riuscito persino a ingannare
un giudice una volta, nel 1997, sfruttando una conversazione a colpi di
gossip.
Alcuni programmatori poi hanno messo online i loro
chatterbot, al servizio degli utenti che vogliono fare due chiacchiere
con loro. Il saggio e sarcastico Elbot ad esempio è disponibile sul sito
. Una chiacchierata con Elbot può essere un'esperienza sorprendente e decisamente interessante da provare.
Quanto manca ai computer intelligenti?
La strada è ancora lunga, anche se Levy è fiducioso che in 30-40 anni
potremmo avere computer dall'aspetto umano con i quali potremmo
diventare amici e persino innamorarci. Oppure androidi capaci di aiutare
nelle diagnosi mediche o in altri compiti della vita quotidiana.
Scenari che la fantascienza ci propone ormai da decenni. Ci sono robot
che pilotano astronavi e che cercano di capire il comportamento umano,
come l'androide Data ben noto agli amanti di Star Trek. O l'inquietante
HAL 9000 immaginato da Arthur Clarke in "2001 Odissea nello spazio".
Ci
sono poi i romanzi di Asimov e le sue tre famose leggi della robotica. O
gli scenari cupi di Blade Runner o di Terminator, in cui la rete
artificiale Skynet diventa autocosciente e decide, prima di tutto, di
sbarazzarsi del genere umano. Chi avrà ragione? Nel dubbio, continuiamo a
seguire i tentativi ancora maldestri di questi computer. Tanto i più
furbi siamo ancora noi. Almeno per il momento.
(23 giugno 2012)