martedì 19 luglio 2011
C' è un pezzo di Firenze nel super cervello artificiale
UN SUPER computer in grado di simulare l' attività del cervello umano. Analizzandone in profondità processi e «ingranaggi», e permettendo di scoprire le cause di eventuali malfunzionamenti. Si chiama HBP, acronimo di Human Brain Project, ed è il maxi progetto presentato ieri al congresso mondiale di Neuroscienza organizzato dalla Ibro, la International Brain Research Organization, in corso fino a lunedì alla Fortezza da Basso. HBP è in lizza, insieme ad altri cinque concorrenti, per aggiudicarsi il titolo europeo di flagship (letteralmente «nave ammiraglia») che sarà attribuito alla fine del 2012 a due progetti scientifici dalle potenzialità rivoluzionarie, in grado di offrire una soluzione ad alcune delle più grandi sfide della società e destinati a guidare in futuro l' attività della comunità scientifica internazionale. La posta in gioco è un finanziamento da 3 miliardi di euro in dieci anni direttamente da Bruxelles. Un' impresa che chiamerà a raccolta centinaia di scienziati da tutto il mondo e a cui contribuirà anche il Lens, il Laboratorio europeo per la Spettroscopia non lineare dell' Università di Firenze, che curerà la parte di «imaging». Direttore esecutivo di HBP è Henry Markram, professore presso il Brain Mind Institute dell' École Polytechinque Fédérale di Losanna. Markram, ospite del convegno fiorentino, è già coordinatore, dal 2005, del Blue Brain Project, una sorta di Human Brain Project «in piccolo», limitato alla corteccia cerebrale. Oggi, il suo sogno è quello di allargare l' orizzonte all' intero cervello umano: «Il nostro tentativo - spiega - è quello di realizzare uno strumento mai visto fino ad oggi. Sarà come un telescopio per guardare dentro al cervello e capire come funziona. In pratica - aggiunge - si tratterà di un supercomputer fatto di tantissimi software in cui immettere un' enorme quantità di dati, raccolti dai ricercatori di tutto il mondo, sul funzionamento delle molecole celebrali, delle cellule, dei circuiti neuronali, in modo da ricostruire un modello informatico, il più dettagliato possibile, dei processie delle interconnessioni di questa macchina straordinaria. Sarà un po' , insomma, come costruire un puzzle. Un gigantesco puzzle biologico di cui fino ad oggi ci sono pervenuti soltanto alcuni pezzi». «L' obiettivo - continua - è di utilizzare questo modello per simulare delle situazioni e capire cosa succede quando qualcosa non funziona, quando un ingranaggio è troppo debole o si rompe. Mi riferisco a tutte quelle malattie cerebrali, dalla depressione alla schizofrenia, fino a quelle degenerative come Alzheimer e Parkinson, di cui nessuno ancora oggi conosce la causa. Sono malattie molto diffuse e molto studiate, ma le soluzioni che la medicina offre sono parziali: e anche se in certi casi esistono farmaci che funzionano, nessuno sa perché questo accade. Il motivo è proprio il fatto che il cervello è una macchina troppo complessa e non esiste ancora un' idea completa di tutti i suoi meccanismi. Ovviamente - conclude lo scienziato - noi non vogliamo fornire una cura, ma uno strumento di analisi al servizio della ricerca medica mondiale». Markram ha già radunato intorno a sé un team di ricercatori provenienti dalle strutture di ricerca più all' avanguardia d' Europa. Ma il progetto, oltre che del finanziamento miliardario della Ue, avrà bisogno del contributo di una comunità scientifica più vasta possibile: «Per la fase iniziale, pensiamo a una base di trecento persone. Ma in futuro potrebbe coinvolgere migliaia di scienziati da tutto il mondo». Del resto, interesse a partecipare all' iniziativa è stato espresso da ogni angolo del pianeta: dagli Stati Uniti alla Cina, dall' Inghilterra alla Germania, dalla Francia all' Ungheria. Quanto al contributo del Lens, spiega Francesco Pavone, ordinario di Fisica della materia e partner del progetto, si tratterà di «costruire un tomografo ottico che funzionerà non a raggi X, ma attraverso fotoni, e cioè particelle di luce che garantiranno una definizione altissima. Questo - spiega Markram - permetterà di fotografare sezioni di cervelli animali con una risoluzione sottocellulare». - GAIA RAU
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento