dal sito: www.greenstyle.it
Grazie all’adozione di nanotubi di carbonio, in particolare, è possibile captare parte dello spettro solare che sfugge normalmente alle normali celle fotovoltaiche in silicio. Si tratta delle frequenze vicine all’infrarosso, che l’occhio umano non vede e che i normali pannelli si limitano a riflettere.
Frequenze, però, che rappresentano una buona parte dello spettro (circa il 40% del totale) e che, anche se sfruttate con bassa efficienza, possono aggiungere potenza alle celle fotovoltaiche. Al momento gli scienziati del MIT riescono a convertire in energia solo lo 0,1% della luce vicina all’infrarosso, ma stanno già sperimentando tecniche produttive utili ad aumentare questa percentuale.
Tra l’altro i nanotubi di carbonio risultano trasparenti alle restanti frequenze dello spettro solare. In tal modo è possibile aggiungere uno strato in carbonio a una cella fotovoltaica tradizionale e sfruttare una quantità di luce superiore per produrre energia rinnovabile.
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